Nel
primo post dedicato all'utilizzo del tablet come ausilio, abbiamo sottolineato come questo aspetto venga sistematicamente ignorato nei dibattiti e nei convegni in cui si discetta su come le innovazioni tecnologiche dovrebbero innovare il modo di fare scuola oppure, al contrario, esaltato quando si parla di BES (argomento particolarmente di moda in questo momento), quasi bastasse lo strumento da solo per
innescare magicamente il processo di
integrazione/inclusione scolastica.
Sappiamo che questo non è vero, qualunque sia il tipo di Bisogno Educativo di cui lo studente è portatore. Ancor più quando identifichiamo lo strumento come ausilio, cioè come
"... prodotto, strumento, attrezzatura o sistema tecnologico di produzione specializzata o di comune commercio, utilizzato da una persona disabile per prevenire, compensare, alleviare o eliminare una menomazione, disabilità o handicap... per uso individuale nella vita quotidiana non con finalità cliniche"[
fonte]
sono la persona e il progetto costruito attorno a essa a determinare la scelta dello strumento e non viceversa.
Se, in teoria, questo ci può trovare tutti d'accordo, la pratica ci dice ben altro.